L'Artista del Mese di Gennaio de IL QUADRO DEL DIRITTO è GIUSEPPE DEBIASI. 12 mesi/ 12 artisti / 36 opere/ 3 sedi espositive - da un'idea di Carlo Chelodi

Martedì 10 gennaio 2017 ad ore 18.00 presso la Casa del Vino di Isera  è stato presentato il primo appuntamento con l'Artista per il ciclo di incontri con arte e diritto, organizzato dallo Studio legale Chelodi-Bertuol e Associati .

L'Artista del mese di Gennaio è il Maestro Giuseppe Debiasi, allievo di Emilio Vedova nell'Accademia di Belle Arti di Venezia, noto in Italia e all'estero.

L'Artista   ha presentato le sue opere, dando anche occasione  per una breve riflessione giuridica dell'avv. Carlo Chelodi ( si v. infra) ispirata dai quadri in esposizione.

Per tutto il mese di gennaio le opere del M.o Giuseppe Debiasi resteranno esposte nelle sedi di Trento, Ala e Cles dello Studio legale Chelodi-Bertuol e Associati (visite personalizzate su appuntamento)

(coordinamento artistico e giuridico: avv. Carlo Chelodi; coordinamento progettuale: dr. Sara di Lucia; partner del gusto: Casa del Vino di Isera - per info :389.9859164 saradilucia@gmail.com  )

Risposta dell'esperto

RIFLESSIONE GIURIDICA N. 1

I campi di grano ed i cipressi di Giuseppe Debiasi

Se l’artista non parla e se, secondo Emilio Vedova , è compito del critico parlare, sarei costretto al silenzio, posto che critico non sono.
Ma, alla parola riflessione, abbiamo qui aggiunto “giuridica”, e già va meglio per i miei strumenti, che finiscono per accordarsi laddove la riflessione non è solo giuridica, ma, dichiaratamente, liberamente ispirata alle opere esposte.
Non rileva, per questo momento, la tecnica (tecnica mista su tela, in gran parte dipinto con le mani), né rileva il soggetto (paesaggio) in sé, aspetti sui quali potreTe intrattenerVi con l’artista, ma rileva la poetica delle opere esposte, cioè il messaggio che ne traspare, la forza che ne fuoriesce, l’emozione che creano. Non nella pretesa di cogliere il sentimento dell’artista, ma nel tentativo di afferrare la nostra reazione.

“Chi semina il grano semina la giustizia” .

Sono campi di grano contraddittori quelli esposti, gialli e maturi per il sole ma minacciati e attraversati dalla tempesta.
Anche la giustizia, come tale splendente come il sole, subisce tempeste e ne viene attraversata, con forza.
Anche il diritto richiede una forza che lo renda concreto, che lo attui, e che per questo lo attraversi, proprio per rendere giustizia.
Serve la forza, non la violenza, per far incontrare il diritto.
Serve l’incontro appunto, non lo scontro.
Serve l’autorità (che il diritto serve), non l’autoritarismo (che il diritto calpesta).

Attraversato dalla giusta forza, come una corrente, il diritto (con il giudizio) modifica e si modifica ma mai si confonde con la giustizia che vi è preordinata, quando la forza trova la sua misura.
Il diritto è convenzione, e come tale cangiante e relativo, ma l’aspirazione della giustizia in se è assoluta, come il suo concetto.
Nei quadri di Debiasi, il grano, seminato a giustizia, è attraversato da una forza così rappresentata da far vibrare la tela.
La forza non è esplosa, ma immanente, sta a noi sentirla, leggerla, interpretarla.

I cipressi sono piegati, non spezzati, dal vento

Al cipresso già greci e romani affidavano valore simbolico, sacro e funerario.
Nella tradizione cristiana il cipresso ha assunto invece significato di tensione al cielo, al paradiso, quale simbolo di immortalità, pur mantenendo anche il simbolismo funerario, tanto da invadere i nostri cimiteri.
I cipressi di Debiasi paiono voler farci dimenticare i valori simbolici e religiosi, per riprendersi la loro posizione naturale, immersi nella natura feconda del terreno ed in quella temuta del cielo minaccioso di tempesta.
Anche la giustizia, come i cipressi di Debiasi, è talvolta piegata, ma sempre pronta a lasciarsi attraversare dal diritto, per trovare la sua ragione d’essere e non lasciarsi spezzare, ma rilanciarsi verso l’alto.
Anche gli operatori di giustizia (da una parte e dall’altra del tavolo), umani e fallibili, sono coinvolti nel gioco (legittimo) delle forze contrapposte delle parti processuali o in quello (illegittimo) dell’inganno o della corruzione. La forza della giustizia li vuole però volonterosi, virtuosamente, di interpretare realtà e diritti, fatti e norme, protesi, per garantire giustizia, come cipressi al vento, forti, piegati talvolta, ma mai vinti, sempre protesi verso l’alto, alla ricerca del loro “paradiso”.
Ma quei cipressi sono protesi anche per aprire porte nuove e diverse, grimaldelli di un territorio da salvaguardare, sotto ogni profilo, e che con la loro forza contestualmente disvelano e proteggono.

Come la giustizia, l’arte rimane al di sopra ed al di dentro di queste forze che la attraversano e la plasmano, con strumenti diversi, nel tempo.
Arte e giustizia, immanenti ma mete che paiono costantemente irraggiungibili nella loro essenza ultima, siccome mai definite, sono territori da esplorare, e percorrere, non solo con l’indispensabile bagaglio tecnico, ma anche con l’entusiasmo dell’estetica e l’ambizione del giusto, lasciando che i diversi linguaggi si confrontino e possano, infine, aiutarsi reciprocamente.
In un quadro contemporaneo, dipinto con strumenti classici e tratteggiato non tanto con il pennello ma con la sua padrona, la mano stessa dell’artista, mi piace trovare la conferma che rappresentazioni per così dire “tradizionali” non solo resistono, ma si riaffermano, in un mondo ove tecniche e forme espressive più legate alla esplosa tecnologia parrebbero invece avere, o vorrebbero avere, il sopravvento.
Più li guardo, questi quadri, e più ne scopro l’energia positiva  che li invade e pervade. In fondo a questi quadri… c’è sempre un po’ di sereno azzurro!

        Carlo Chelodi
 

cookie policy