IL QUADRO DEL DIRITTO - 12 mesi/ 12 artisti / 36 opere/ 3 sedi espositive - da un'idea di Carlo Chelodi

Sarà presentato il prossimo Giovedi 15 dicembre 2016 ad ore 18.00 presso la Casa del Vino di Isera  il ciclo di appuntamenti con arte e diritto, organizzato dallo Studio legale Chelodi-Bertuol e Associati .

Gli incontri si succederanno mensilmente per tutto il 2017: un artista al mese  presenterà le sue opere, dando anche occasione  per una breve riflessione giuridica ispirata dai quadri in esposizione. Inoltre per tutto il mese le opere resteranno esposte nelle sedi di Trento, Ala e Cles dello Studio legale Chelodi-Bertuol e Associati.

Gli artisti: Marco Arman ; Giuseppe Debiasi ; Bruno Degasperi; Bruno Fantelli; Annalisa Filippi; Tiziano Franchini; Tatsunori Kano; Lorenzo Menguzzato; Donatella Pasin; Graziello Pellizzon; Romano Perusini; Maurizio Taioli.  

(coordinamento artistico e giuridico: avv. Carlo Chelodi; coordinamento progettuale: dr. Sara di Lucia; partner del gusto: Casa del Vino di Isera - per info :389.9859164 saradilucia@gmail.com  )

Risposta dell'esperto

Riflessione giuridica n. 0
IL QUADRO DEL DIRITTO
(Ius est ars boni et aequi)

Isera, 15.12.2016

Vogliamo inaugurare con questa iniziativa una riflessione periodica, che provi non solo a sommare, al nostro bagaglio culturale strettamente giuridico, conoscenze estetiche, ma che tracci, o almeno tenti di tracciare, un minimo contributo per il giurista, teso ad ampliare il proprio “saper guardare” per portarlo al “saper vedere”.
Non c’è alcuna pretesa di rubare il “mestiere” ai filosofi del diritto, e le riflessioni saranno non solo liberamente ispirate dalle opere in esposizione, ma del tutto libere, sotto ogni profilo. Saranno cioè, soprattutto, delle occasioni di riflessione!
E lo faremo attraverso il contributo di dodici artisti, non solo traendo spunto dai loro lavori, ma incontrandoli personalmente e confrontandoci con loro. E questo, consentitemi, è il valore aggiunto di questo percorso, fatto di donne e di uomini, oltre che delle loro opere.
Invero si tratta solo di prendere coscienza di fenomeni che già, nei casi più virtuosi, pervadono il nostro operare.
L’arte è cultura.
Ma anche il diritto lo è. E lo è non nel senso stretto del termine, vale a dire non in termini di mera conoscenza del dato normativo o del precedente giurisprudenziale.
Il diritto applicato parte da dati di fatto che sono spaccati di vita vissuta, di umanità, ed il giurista li tratta nell’ambito di un ordinamento che al tempo stesso ne determina i compiti ma gli affida anche la tutela di una situazione sociale, di libertà e di ordine.
Ma se umanesimo e socialità sono caratteristiche intrinseche del diritto vissuto, la conoscenza ed anche il solo avvicinamento di altre forme culturali ed espressive, apriranno l’orizzonte cognitivo e valutativo del giurista, ne faciliteranno l’intelligenza, gli consentiranno anche di esprimersi con un linguaggio maggiormente capace di farsi meglio e più efficacemente intendere al di fuori ed al di sopra del suo linguaggio, spesso troppo tecnico, ancora permeato dall’abuso del brocardo latino, talvolta troppo gergale.
Certo, il primo pensiero, nell’allargamento culturale del giurista, va alla letteratura, ma perché non all’arte visiva?


Se il diritto vivente è così “umano” da pervadere ed invadere molteplici rappresentazioni teatrali, letterarie, cinematografiche, fino a certe, più o meno pregevoli, serie televisive, come non concepire anche un rapporto con le arti visive pittoriche.
C’è un tratto che rende, mi pare, superiore e diverso il quadro rispetto a tutte le rappresentazioni dello spettacolo e spesso anche della letteratura. Queste ultime si occupano sempre del “dopo”, ci raccontano episodi e soluzioni giuridiche, indagini e sentenze, assoluzioni o condanne clamorose, oppure separazioni o fallimenti, giudici integerrimi o corrotti, principi del foro o azzeccagarbugli.
Il quadro invece gioca d’anticipo, ci impone emozioni, ci offre situazioni “immediate” o addirittura ci costringe, con certe espressioni minimaliste ad esempio, ad immaginare qualcosa che non è ancora accaduto e che è affidato alla nostra capacità intuitiva ed intellettiva.
Il quadro è presente e futuro, non passato!
Insomma, un dipinto, non è solo emozione, non è solo bellezza, ed il diritto vivente ne può giovare in un affiancamento culturale che sa correre più veloce e che infila prepotentemente le sue emozioni in quel terreno solo apparentemente arido che è il tracciato del fatto processuale e del diritto applicato.
L’interpretazione giuridica non dipenderà certo dalla specifica rappresentazione pittorica o dal suo cromatismo, ma l’apporto spirituale, così alimentato dalla cultura, contribuirà a superare l’asettico formalismo, consapevolmente trascendendo il limite oggettivo della scienza.
Ancora una volta, rispetto ai romani, non abbiamo inventato nulla, il loro equo infatti stava a significare non solo equilibrio, ma rappresentava un chiaro riferimento ai profili etici e morali, certo non estranei ma anzi costitutivi dell’estetica.
Allora può esistere un quadro del diritto, uno ius che non è solo quell’ ars boni et aequi del diritto romano (una definizione di Celso che pure già tratteggiava quell’umanesimo del diritto dal quale siamo partiti), ma che può rappresentare un’istantanea in grado di offrire il contributo insieme estetico e poetico al fatto-diritto sul quale opera il giurista, un diritto non solo arte del buono e del giusto, ma anche del bello!
Un diritto che, per restare alle parole sempreverdi dei latini, è dunque frutto e sostanza stessa di un’ars, non appunto fine a se stessa ed alle sue logiche, ma legata all’esperienza complessiva del diritto vissuto, all’esperienza giuridica che lascia spazio ai sentimenti ed alle emozioni, avvalorate da un afflato culturale poliedrico, quadri compresi, non estraneo alle scelte cui è chiamato il giurista, nel contemperamento degli interessi privati contrapposti, in ambito sociale “tutelato”.

         Carlo Chelodi

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